OCCITANO IN AMERICA

Lo spettacolo

Questo spettacolo fa rivivere la vita di Tarabla tramite musica, racconti e poesie in lingua occitana.

Il progetto “Occitano in America”, porta il pubblico a scoprire musiche, balli, storia del nostro territorio, tradizioni e vissuti del popolo delle valli occitane. Incontreremo pastori e soldati, emigranti e pendolari, folletti e poeti, storie d’amore e leggende, paesaggi, sapori ed odori attraverso lo spazio ed il tempo.

Occitania

I confini dell’Occitania  sono una linea ideale che ignora le frontiere statali: abbraccia tutto il centro-sud della Francia, dal Delfinato fino all’Atlantico, attraversa le Alpi e comprende una dozzina di valli sul versante italiano, entra appena nello stato spagnolo con la Val d’Aran e tocca i Paesi Baschi.

Per designare l’insieme delle regioni nelle quali si parlava la lingua d’oc, venne coniato il termine Occitania (apparso per la prima volta nel 1290), dove la radice oc era modellata sul parlare dell’Aquitania.

La lingua d’oc venne definita cosí perché derivava la propria particella affermativa dal latino hoc est (questo è), il francese la derivava invece da illud est (quello è) e l’italiano da sic est (cosí è).

Tarabla

Storico personaggio della Valle Stura, al secolo Arlotto Pietro, nato ad Aisone nel 1886.

Emigrato in America all’inizio del XX secolo (1904), dove trovò lavoro e una donna dalla quale ebbe una figlia, visse quel periodo come una lotta contro il destino, con le difficoltà di chi si trova in un paese lontano, dove anche cultura e lingua sono diverse.

Nel 1935 ebbe la sventura di perdere la moglie, e con lei un po’ di ragione di vita. In seguito vedendo la figlia affiancarsi ad una persona a lui non gradita, maturò l’idea di non lottare più per una condizione di sacrificio che in fondo gli aveva restituito molta sofferenza.

Decise allora di rientrare al suo paese d’origine (Aisone) nel 1939, dove visse il resto dei suoi anni da vagabondo “buono”, girovagando con un sacco sulle spalle dentro cui portava tutti i suoi averi, senza mai più incrociare il lavoro.

Deceduto nel 1968 a Vinadio, dove aveva trascorso gli ultimi anni nella casa di riposo, è sepolto nel cimitero di Aisone, con una lapide senza foto.

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